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Estate del Clan 2011

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Rubiamo ai ricchi

Per dare ai poveri

Ai ricchi di cuore

Ai generosi di spirito

Ai ‘venditori’ di buonumore

Cerchiamo l’Amore

Nelle piccole cose

La luce dove c’è buio

Il sorriso nella tristezza

Crediamo nella potenza del perdono

Nella forza della condivisione

Nella ricerca dell’unione

Amiamo la verità

Ed il profumo della semplicità

Soffia sulle nostre ali la speranza

Danziamo nella carità

Mentre la fede ci rende certi

Che il mondo pensato al Clan

È realtà.


Al Clan dei Ragazzi, l’estate per duecento bambini è ricca di giochi, gioia e legalità. Questo il tema di un grest che vuole arricchire il prossimo mettendo in luce valori e risorse della legalità, del rispetto degli altri e della collettività vissuta come dono e fondamento della persona.  Lo scorso 7 luglio, l’Associazione, fondata più di cinquant’anni fa dal sacerdote Ugo Aresco, ha organizzato un incontro su “La ricchezza della legalità” in collaborazione con l’ANC, Associazione Nazionale Carabinieri, con  la FAI, Federazione Antiracket Italiana, e con l’Associazione per la Sicurezza e legalità. I numerosi bambini partecipanti al grest hanno avuto l’opportunità di ascoltare delle voci importanti che hanno vissuto e combattuto con coraggio la mafia. Apre la tavola rotonda Santo Prestrandea, coordinatore provinciale di Catania dell’ANC e promotore dell’iniziativa insieme a Chiara Allegra, responsabile del Clan dei Ragazzi, presentando gli oratori e introducendo il valore dell’incontro “la ricchezza della legalità”. L’ospite d’onore, l’imprenditore di Scordia Mario Caniglia, oggi componente del consiglio direttivo nazionale della FAI, ha raccontato ai bambini del grest la sua vita. Li ha coinvolti tenendoli con il fiato sospeso, raccontando tutte le vicende che lo hanno visto protagonista nella sua lotta contro la mafia e le richieste di pizzo di cui è stato fatto oggetto a partire dagli anni ’90. Un uomo coraggioso che lavorando tutta la vita nei campi, è riuscito ad arricchirsi e a portare ricchezza al suo paese con la creazione di un’industria per la lavorazione delle arance, si ritrova a dover scegliere per la sua vita e quella dei suoi cari di fronte alle richieste di denaro e alle minacce di uomini che senza scrupolo chiedono di asservirsi ad un sistema che certamente calpesta la dignità dell’uomo. Caniglia comprende perfettamente a cosa va incontro, allo stravolgimento della sua vita e della sua libertà ma non esita. Con l’aiuto dell’Arma dei Carabinieri, comincia un percorso che porta all’arresto dei suoi estortori. Si affida allo Stato, gridando pubblicamente “io sono una persona onesta e da Scordia non me ne vado!”. Trascorrono anni di paura, di isolamento da parte di amici e parenti ma la fiducia nelle istituzioni rimane incondizionata. Oggi, vive sotto scorta ma si adopera ogni giorno per combattere l’omertà, la paura, il silenzio, spingendo altri a denunciare, girando per le scuole d’Italia a portare la sua testimonianza, il suo impegno coraggioso per la libertà. Dice Caniglia: “Se ce l’ho fatta io, possono farcela tutti. Non si può compromettere la propria dignità di uomo. Bisogna avere coraggio!!!”. Gli fa eco don Ugo Aresco, presidente del Clan dei Ragazzi: “La mafia è uno stile di vita. Dobbiamo combatterla con un altro stile di vita, che si distingua per il coraggio di dire la verità, di affrontare il sacrificio amando fino alla fine. Secondo voi, bambini, vale la pena vivere con l’incubo della mafia? Vi auguro di vivere una vita da uomini liberi”. Il generale dei Carabinieri Antonio Pappalardo invita i piccoli a studiare: “Il confronto con la mafia si vince con la cultura. Leggete, scrivete, impegnatevi per essere uomini migliori. Si deve coltivare il senso morale che è nell’uomo per far crescere il senso civico. La collettività si costruisce insieme ed insieme si sconfigge il male, dobbiamo impegnarci per aiutare chi è indietro o chi ha scelto il male. La comunità salva”. Il Capitano Giuseppe Pasquale, comandante della Compagnia Carabinieri di Gravina di Catania e Gabriella Guerini, presidente FAI dell’area etnea, si uniscono alle voci di speranza facendo leva sulla fiducia che è giusto dare alle istituzioni. Il dott. Giovanni Galazzo, assessore alle politiche giovanili e socio-sanitarie del comune di S. G. La Punta invita i piccoli uditori a comprendere l’importanza di ciò che sta accadendo in quel momento e la bellezza di un seme che può diventare pianticella “voi siete il futuro! La legalità che è in ognuno di noi è la nostra forza interiore che ci spinge a fondare una società migliore”. Seguono le domande dei bambini, dai 9 ai 13 anni, che rivelano subito ai loro interlocutori quanto è stato profondamente ascoltato ed interiorizzato il messaggio. Speranza e coraggio concreti si toccano nella piccola sala teatro del Centro di Riabilitazione “Villa Angela” che ha ospitato l’incontro. Chiara Allegra, a nome dei responsabili educatori del Clan, saluta gli ospiti ringraziando e promettendo che l’associazione si impegna ad innaffiare costantemente questi semi di speranza perché possano diventare alberi. Santo Prestandrea congeda i piccoli amici ricordando due uomini che hanno vissuto la vita con il rischio di poterla perdere per amore della libertà, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Tra giochi e sano divertimento, le scelte coraggiose contribuiscono a fare attecchire le idee di un nobile stile di vita sulle piccole gambe di uomini che fonderanno la società di domani.